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Nell'alta Valle Maira, in un anfiteatro dominato dai monti Pelvo, Chersogno e Marchisa, si trova un piccolo paradiso terrestre chiamato Elva. Elva è un paese formato da grappoli di case divise in borgate, sparse qua e là in una verde e ridente conca di pinete, lariceti e pascoli. Circondato da una catena di colli con vedute panoramiche sconfinate (Colle S. Giovanni, delle Cavalline, di Sampeyre, della Bicocca e di S. Michele di Prazzo), esso appare lontano e inaccessibile come un nido d'aquila sperso fra le gole dei monti, ma, in realtà, è raggiungibile tramite tre strade carrozzabili.

Una strada risale dal paese di San Martino di Stroppo arrivando fino al colle S. Giovanni; un'altra permette di svalicare dalla Valle Varaita in Valle Maira unendo Sampeyre con Elva, mentre l'ultima, chiamata "strada del Vallone", è percorribile svoltando al primo bivio che si incontra dopo la frazione Bassura di Stroppo. Definita anche "l'Orrido di Elva" è lunga una decina di  chilometri ed è chiusa da pareti di roccia viva, quasi perpendicolari, fiancheggiate da una dozzina di gallerie. Voluta da Giovanni Giolitti e finita dopo molti anni e peripezie, il Vallone è croce e delizia di residenti e turisti ma anche una strada che vale la pena di percorrere; non solo per l'emozionante paesaggio che regala, ma anche perchè è il giusto tributo a quegli elvesi che, con coraggio e fatica, lavorarono duramente per liberare il loro paese dall'isolamento.

La varietà del suo paesaggio fa di Elva un posto di suprema bellezza... D'estate le sconfinate praterie sono trapunte di violette alpine e di rododendri, le pinete profumano di resina e di timo ed un allegro scampanio alpestre annuncia la presenza di greggi di pecore e di mucche pascenti al sole. In lontananza, il fischio di una marmotta, ricorda al passante che, in mezzo a questa natura, l'uomo è solo un ospite. D'inverno, la neve che ricopre le case col suo immacolato manto, crea uno scenario da favola e l'assoluto silenzio delle borgate è rotto solo dal soffiare del vento.

Elva, come tutti i paesi di montagna, ha subito le conseguenze dello  spopolamento  degli anni Sessanta quando, la maggior parte dei suoi abitanti, ha dovuto abbandonare le proprie case e il posto dove aveva sempre vissuto. Non fu tanto il progresso industriale e la possibilità di trovare lavoro in fabbrica ad attirare gli elvesi verso la pianura; quanto la necessità e la mancanza di alternative. L'evoluzione dell'economia non permetteva più di riuscire a vivere con i lavori di pastorizia e di agricoltura finora utilizzati ed il progressivo abbandono della popolazione costringeva anche i più restii ad andarsene. Specialmente nelle borgate più isolate e lontane dalle principali vie di comunicazione, la diminuzione dei frazionisti rendeva impossibile anche i lavori più semplici, come lo sgombero della neve in inverno.

Oggi, dei gloriosi tempi in cui Elva era un paese vivace e fiorente, rimangono purtroppo solo i ricordi di chi li ha vissuti e per chi ama questi posti non resta che la speranza e la volontà di fare qualcosa affinché questo paese non muoia definitivamente. Ogni costruzione crollata, porta divelta o vetro rotto è una ferita dolorosa per chi ha visto quei posti e quelle case vissute e ricorda le fatiche fatte dagli antenati per costruirle.

Ho creato e finanziato questo sito perchè amo profondamente il mio paese di origine e spero che questo mio piccolo contributo possa aiutare a far conoscere un po' meglio Elva a turisti ed appassionati e sia da stimolo a chi, come me, può fare qualcosa, a suo modo, per aiutarlo a vivere. Spero che chi ancora non conosce questo posto venga a visitarlo e chi lo frequenta da anni continui a venirci... spero che chi possiede una casa la ristrutturi o, se non è interessato, la venda per vederla ancora rivivere, piuttosto che crollare...

Dedico questo sito a tutti coloro che, nel passato e nel presente, hanno fatto qualcosa per Elva: a chi ha lavorato e si è battuto per garantirne la sopravvivenza, a chi ha rischiato per ottenere qualcosa di importante, a chi ha scritto libri, composto poesie e canzoni;  a chi un giorno è dovuto partire e non è più potuto tornare, a chi è dovuto andare via e appena può ci torna... anche solo col pensiero... e a tutti coloro che semplicemente amano questo magnifico posto!

                                                                                                                                        

                                                                                  Daniela Dao Ormena

 

Un paese ci vuole,

non fosse che per il gusto

di andarsene via.

Un paese vuol dire non essere soli:

sapere che nella gente, nelle piante,

nella terra, c'è qualcosa di tuo

che anche quando non ci sei

resta ad aspettarti.

 

da "La luna e i falò"

 

Cesare Pavese